martedì 10 gennaio 2012

Life is what happens to you while you're busy making other plans. (John Lennon). This is also goes for choices:thinking about choices and making them seem to be two different matters. But we can choose whether to accept or decline the tyranny of choice-and we can begin by understanding what is really on offer.

Ogni volta che torno in Italia mi stupisco della situazione lavorativa nella quale si trovano le persone che conosco, giovani. Percepisco disperazione, mancanza di lavoro, di possibilità di fare ciò che la gente vuole davvero. Cose che, se non si vive nel paese,  non si possono troppo distinguere, perchè credo che anche se si va all’estero la maggior parte delle volte proprio inseguendo il sogno di un lavoro, o il lavoro dei sogni,  si resta pronti ad accettare altre mansioni,  avendo comunque pazienza nel cercare qualcosa nel limitie del possibile umane e accettabili, anche e soprattuto a livello di ricompensa.
Mentre chi vive tutta la vita nella stessa città ha il campo di ricerca più limitato, spera di trovare ciò per cui ha studiato, come è ovvio che sia dopo aver pagato un bel po' di mila euro allo stato italiano, al contrario di quasi tutti gli altri paesi europei che non hanno le tasse d'iscrizione. Comunque, il problema sta nel fatto che si cerca lavoro in ciò in cui si è specializzati, e lo si vorrebbe trovare anche in quel momento, e in quel determinato posto. Quando sono tornata in Italia ho trovato  giovani che finiti gli studi accettano stage gratuiti, o pagati al minimo, rimanendo a casa dei genitori o comunque non indipendenti economicamente. Questo soprattutto perchè sotto la pressione delle continue notizie sulla “crisi”, sul livello di disoccupazione giovanili, etc... Non dico che non siano dati reali, ma il mondo del lavoro è chiaramente in trasformazione, diverso da qualche tempo fa. è sempre più raro trovare posti fissi a lungo termine, e soprattutto persone che vogliano fare la stessa mansione per tutta la vita. I bisogni, le volontà, i sacrifici e i sogni di tutti stanno cambiando, perchè quello che ci offre questo sistema capitalista è ampio e sempre più dispersivo.
Aumenta la possibilità e quindi il desiderio di scelta, come si può trovar descritto nel libro di Renata Salec “The tyranny of choice” che ho appena finito di leggere. 
Ecco qui alcuni passaggi. 

“Com'è possibile che, nel mondo industrializzato, quest'aumento della capacità di scelta, grazie a cui dovremmo essere in grado di plasmare le nostre vite e renderle perfette, conduce non a una maggiore soddisfazione ma a un'ansia crescente e a un maggior senso di inadeguatezza e di colpa? E come mai le persone, nel tentativo di alleviare l'ansia, sono disposte a seguire i messaggi raccolti a caso qua e là da campagne pubblicitarie e oroscopi, ad accogliere i suggerimenti estetici dalle industrie di cosmetici, a lasciarsi guidare dalle previsioni economiche dei consulenti finanziari e ad accettare i consigli sulla vita di coppia degli autori di libri di autoaiuto? Se è vero che sempre più persone si rimettono all'opinione dei cosiddetti esperti, si direbbe che scegliere sia in effetti divenuto un peso dal quale siamo ben contenti di essere sollevati. [...]
Questo spostamento della percezione della ricchezza, tuttavia, non è avvenuto da un giorno all'altro. Non è che la gente si sia svegliata una mattina e abbia improvvisamente visto la propria vita in modo diverso. I semi dell'incombente crisi economica erano stati gettati diverso tempo prima. Allo stesso modo, le perplessità circa l'ideologia della scelta avevano già permeato periodi di maggiore esuberanza, come si vede dall'ansia e dall'insicurezza presenti nell'ultima decade del capitalismo post-industriale. È quasi come se la crisi avesse rappresentato, da un lato, la realizzazione del desiderio, esplicitato solo in parte, di porre limiti alla sovrabbondanza di scelta disponibile negli anni di maggiore prosperità, e dall'altro, la liberazione concomitante dalla pressione creata dal sovrappiù di scelta. La crisi ha perfino arrecato una strana forma di sollievo o soddisfazione in certi settori, che a lungo avevano auspicato, più o meno consapevolmente, un freno alle spese eccessive – o almeno alle innumerevoli possibilità di spesa consentite dal benessere economico. Il «New York Times» catturò questo rinnovato spirito puritano prospettando feste e vacanze all'insegna del risparmio, in un articolo intitolato Festeggiamo come nel 1929. Il pezzo suggeriva come organizzare una cena decorosa con il budget modesto della crisi al suo culmine. Un personaggio mondano intervistato nell'articolo osservava: «Il buono della recessione è che allenta la pressione [...]. Ti permette di fare a meno di tutto il superfluo e di concentrarti su quello che conta veramente: gli amici, la famiglia, lo stare insieme». Resta il fatto che i padroni di casa sentissero il bisogno di un consulente che dicesse loro come intrattenere gli ospiti in tempo di crisi. Vi era un'ambiguità evidente nel loro desiderio di rinunciare alle gioie dei consumi. Si voleva certo limitare le scelte, ma non troppo, e si voleva che qualcun altro lo facesse per loro. “


Ecco, quello che voglio sostenere qui, non è un'idea chiara, non credo che ce la si possa troppo avere in questo tipo di situazione e argomento. Ma il fine di questo post è più che altro mostrare e riflettere sul presente nel quale ci troviamo , che fa paura, ma che è anche e soprattutto un prodotto sociale delle comunicazioni, delle pressioni mediatiche che mettono nella testa, degli Italiani in questa mia critica, che tutto non va, che bisogna accettare merda per evitare di trovarsi con niente tra le mani. In questo modo è facile persuadere la gente a lasciarsi andare a comprare, inviando messaggi come "nel 2012 c'è la fine del mondo", o "col passare del tempo la crisi diventerà ancora peggiore, quindi tanto vale viversi la vita ora", ma anche nell'altro lato messaggi come "in ogni caso non c'è lavoro, e per i giovani è l'esperienza che serve, quindi datevi sotto e accettate di tutto". E no, perchè finché esisteranno gli stagisti iperlaureati, a 200 euro al mese, quelle compagnie e quegli studi non cesseranno di sfruttare le mente fresche che escono dall'università, con voglia di fare, di farsi notare, di conoscere e mettere in pratica quello che per anni hanno letto sui libri. 
Bisognorebbe avere le palle e le capacità di sfruttare ciò che questo sistema ci offre, per esempio conoscere e succhiare soldi all'università con tutti i tipi di borse di studio che esistono (ad esempio l'erasmus practica, in Spagna, paga lo studente 300 euro al mese se incontra un luogo dove fare uno stage, dove è libero di gestirsi l'impegno, le ore, la durata, etc.. al finale dei miei 3 mesi di borsa di studio mi è arrivata una somma pari al doppio di quello che avevo già ricevuto, perchè l'università ha distribuito il denaro che non era stato dato per mancanza di domande). voilà.. ma certo riconosco anche che non è facile incontrare le informazioni, come in un esame, la parte più difficile resta sempre quella della ricerca degli articoli e referenze. Però con tutti gli strumenti che ci sono oggi, ho fiducia che questo spirito di solidarietà che Internet ha in qualche modo ampliato a orizzonti globali, possa far costruire un pensiero giovanile comune, che si basi sulle lamentele, sulle nuove idee, sulla comuncazione e sulla condivisione. 
Evitando che la tirannia della scelta in questa multitudine di possibilità non ci risucchi tutti e ci faccia diventare incapaci di avere un'immagine chiara e non offuscata della realtà, anche quella lavorativa, nella quale volenti o nolenti dobbiamo inserirci. più prima che poi. 

 

giovedì 5 gennaio 2012

new life. barcelona, again (?)

‎"Recuerda que cualquier momento es bueno para comenzar y que ninguno es tan terrible para claudicar.
No olvides que la causa de tu presente es tu passado asì como la causa de tu futuro serà tu presente.
Aprende de los audaces, de los fuertes, de quien no acepta situaciones, de quien vivirà a pesar de todo. Piensa menos en tus problemas y mas en tu trabajo y tus problemas sin alimentarlos moriran.
Aprende a nacer desde el dolor y a ser mas grande que el mas gande de los obstaculos"


ecco come mi sento. 




sabato 17 dicembre 2011

il diritto al delirio

mi sento in mezzo al tutto, in mezzo al niente. 

volo, annuso, mi poso su diversi fuori, e assorbo ciò che ciascun elemento può darmi. e nel mentre amo ciascun petalo, ciascun ramoscello, ciascuna goccia d'acqua che mi cade sulle ali, sul muso, sul corpo. 
Esattamente come un ape continua a vagare, da un fiore all'altro, mi nutro di sensazioni, di scoperte, di novità. 
e poi quando ho raccolto tutto, nel momento che non decido io mediatamente, ma lo hanno già fatto le circostanze, ricomincio il mio volo. Piena di sensazioni di malinconia, per dovermi allontanare da quel fiore meraviglioso.. però anche così emozionata alla vista e all'idea della presenza di altri numeroso fiori, con diversi colori, profumi, altezze, temperature. 

ecco, ora sono così, di nuovo in partenza, di nuovo in cambiamento. 

Ho "percepito" la Slovenia. 
credo che sia tutto rinchiuso in questa espessione cosa penso .
lei mi ha sentito, e io mi sono fatta trasportare, completamente. 
lo so che se sappiamo come prenderli, tutti i giorni ci riservano sorprese e bellissimi momenti... novità, sensazioni.. che poi rappresentano i ricordi che ci teniamo nel nostro bagaglio di vita. 

ma quello che ho vissuto a Ljubljana è stato qualcosa di magico, di vero, di reale, di straordinario. 
a livello personale e a livello esteriore. 

è un qualcosa di forte rendersi conto della varietà di gente, persone, scelte, visi, pensieri, modi di concepire la realtà, modi di comportarsi e di esser coinvolti in essa. 
e nei momenti simili, in cui ho l'impressione di PERCEPIRE, tutto quello che c'è attorno a me. 
be, entro un po' in panico, mi perdo nei meandri della diversità, della curiosità, del ricordo del passato e della progettazione del futuro.

ma anche i pensieri sono un circolo, una spirale, infinita... 
e forse solo in momenti di deirio, quando le porte della percezione sono spalancate, lì si ha la chiara visione del tutto. 
tornerò qui? Devo davvero andarmene? poso continuare a forzarmi di cambiare così sovente?  
mai dire mai. Il segreto è non programare il futuro, perchè non possiamo farlo, è impossibile. quindi cerco con tutte le mie forze di vivere il presente, dove ogni notte sarà vissuta come fosse l'ultima, e ogni giorno come se fosse il primo.  

lunedì 5 dicembre 2011

obsolescenza programmata

me, by Baudelaire's words and thoughts.

XXXIII. ENIVREZ-VOUS
Il faut être toujours ivre. Tout est là: c’est l’unique question. Pour ne pas sentir
l’horrible fardeau du Temps qui brise vos épaules et vous penche vers la terre, il faut vous
enivrer sans trêve.
Mais de quoi ? De vin, de poésie ou de vertu, à votre guise. Mais enivrez-vous.
Et si quelquefois, sur les marches d’un palais, sur l’herbe verte d’un fossé, dans
la solitude morne de votre chambre, vous vous réveillez, l’ivresse déjà diminuée ou
disparue, demandez au vent, à la vague, à l’étoile, à l’oiseau, à l’horloge, à tout ce qui fuit,
à tout ce qui gémit, à tout ce qui roule, à tout ce qui chante, à tout ce qui parle, demandez
quelle heure il est et le vent, la vague, l’étoile, l’oiseau, l’horloge, vous répondront: « Il
est l’heure de s’enivrer ! Pour n’être pas les esclaves martyrisés du Temps, enivrez-vous ;
enivrez-vous sans cesse ! De vin, de poésie ou de vertu, à votre guise. »


XLVIII. ANY WHERE OUT OF THE WORLD
N’importe où hors du monde
Cette vie est un hôpital où chaque malade est possédé du désir de changer de lit.
Celui-ci voudrait souffrir en face du poêle, et celui-là croit qu’il guérirait à côté de la
fenêtre.
Il me semble que je serais toujours bien là où je ne suis pas, et cette question de
déménagement en est une que je discute sans cesse avec mon âme.
« Dis-moi, mon âme, pauvre âme refroidie, que penserais-tu d’habiter Lisbonne ?
Il doit y faire chaud, et tu t’y ragaillardirais comme un lézard. Cette ville est au bord de
l’eau ; on dit qu’elle est bâtie en marbre, et que le peuple y a une telle haine du végétal,
qu’il arrache tous les arbres. Voilà un paysage selon ton goût ; un paysage fait avec la
lumière et le minéral, et le liquide pour les réfl échir ! »
Mon âme ne répond pas.
« Puisque tu aimes tant le repos, avec le spectacle du mouvement, veux-tu venir
habiter la Hollande, cette terre béatifi ante ? Peut-être te divertiras-tu dans cette contrée
dont tu as souvent admiré l’image dans les musées. Que penserais-tu de Rotterdam, toi
qui aimes les forêts de mâts, et les navires amarrés au pied des maisons ? »
Mon âme reste muette.
« Batavia te sourirait peut-être davantage ? Nous y trouverions d’ailleurs l’esprit de
l’Europe marié à la beauté tropicale. »
Pas un mot. – Mon âme serait-elle morte ?
« En es-tu donc venue à ce point d’engourdissement que tu ne te plaises que dans ton
mal ? S’il en est ainsi, fuyons vers les pays qui sont les analogies de la Mort.
– Je tiens notre affaire, pauvre âme ! Nous ferons nos malles pour Tornéo. Allons
plus loin encore, à l’extrême bout de la Baltique ; encore plus loin de la vie, si c’est
possible ; installons-nous au pôle. Là le soleil ne frise qu’obliquement la terre, et les
lentes alternatives de la lumière et de la nuit suppriment la variété et augmentent la
monotonie, cette moitié du néant. Là, nous pourrons prendre de longs bains de ténèbres,
cependant que, pour nous divertir, les aurores boréales nous enverront de temps en temps
leurs gerbes roses, comme des refl ets d’un feu d’artifi ce de l’Enfer ! »
Enfi n, mon âme fait explosion, et sagement elle me crie: « N’importe où ! n’importe
où ! pourvu que ce soit hors de ce monde ! »



XXXV. LES FENÊTRES
Celui qui regarde du dehors à travers une fenêtre ouverte, ne voit jamais autant de
choses que celui qui regarde une fenêtre fermée. Il n’est pas d’objet plus profond, plus
mystérieux, plus fécond, plus ténébreux, plus éblouissant qu’une fenêtre éclairée d’une
chandelle. Ce qu’on peut voir au soleil est toujours moins intéressant que ce qui se passe
derrière une vitre. Dans ce trou noir ou lumineux vit la vie, rêve la vie, souffre la vie.


XLI. LE PORT
Un port est un séjour charmant pour une âme fatiguée des luttes de la vie.
L’ampleur du ciel, l’architecture mobile des nuages, les colorations changeantes de la
mer, le scintillement des phares, sont un prisme merveilleusement propre à amuser les
yeux sans jamais les lasser. Les formes élancées des navires, au gréement compliqué,
auxquels la houle imprime des oscillations harmonieuses, servent à entretenir dans l’âme
le goût du rythme et de la beauté. Et puis, surtout, il y a une sorte de plaisir mystérieux
et aristocratique pour celui qui n’a plus ni curiosité ni ambition, à contempler, couché
dans le belvédère ou accoudé sur le môle, tous ces mouvements de ceux qui partent et de
ceux qui reviennent, de ceux qui ont encore la force de vouloir, le désir de voyager ou de
s’enrichir.



Baudelaire "Le Spleen de Paris"

domenica 27 novembre 2011

free the robot

"Dunque non le libagioni, le feste ininterrotte, il godimento di fanciulli e donne, né di pesci e del resto che offre una mensa ricca, è fonte di vita felice, ma il ragionamento lucido che esamina le cause di ogni scelta e di ogni rifiuto, che allontana le false opinioni che causano i più grandi turbamenti dell'anima. Principio di tutto ciò e massimo bene è la saggezza. Per questo è più preziosa della filosofia, dalla quale provengono tutte le altre virtù, poiché ci insegna che non è possibile vivere felicemente senza vivere saggiamente, bene e giustamente se non anche felicemente. Le virtù sono connaturate alla vita felice, e la vita felice è inseparabile da queste."


"ma io credo che infondo ti piaccia la confusione, perche ha il suo fascino e il suo romanticismo, perche e´ben piu facile, nonostante le apparenze, e perche´porta ad uno stato emotivo sensazionale...
E credimi, ti capisco benissimo, la confusione e´stata centrale nella mia vita fino ad ora, e anche ora, e forse ancora per molto, perche fa parte di me, come di te, e come di molte altre persone cerebrali e romantiche e folli. Ma se cosi e´devi accettarlo, esserne cosciente e viverlo al cento per cento in maniera responsabile, e non come se tutto avvenisse per sbaglio malgrado la tua volonta."






"Quando siete coscienti delle vostre sofferenze e insoddisfazioni, ciò vi aiuta a sviluppare la vostra empatia, la capacità che vi permette di rapportarvi con sensibilità verso le sofferenze degli altri. Ciò aumenta la vostra capacità di provare compassione."

domenica 20 novembre 2011

a "garage" of globally rushing beauty


Ho imparato a conoscermi, ho imparato a confrontarmi con il mondo, a mettermi a nudo davanti ad esso. credo che le esperienze della vita, che si vivono sulla propia pelle, siano la migliore dimostrazione delle nostre capacita. il riuscire a percepirsi, a capirsi, a motivarsi, sia il punto di partenza per tutto per il resto che una persona puo effettivamente costruire, con consapevolezza.
è la consapevolezza che ora caratterizza il mio sguardo sul mondo, il mio farne parte. non voglio sentirmi slo un puntino in un disegno, in una macchina. non voglio pensare di finire in tomba vicino a tutti gli altri, tutti allo stesso modo.
 mi sento strana, mi sento come una foglia di un albero in autunno, che nel tragitto dal ramo al suolo fluttua nell aria, vivendo sensazioni diverse, vedendo paesaggi da diverse altezze, respirando odori che cambiano, temperaturare che scendono o si alzano. incontro altre foglie, mi scontrando con esse, o solo le sfioro.
in quel luogo, cosi dinamico, cosi vivo.. io continuo ad essere quella foglia, con dei punti di riferimento, quello di partenza e quello di arrivo,  il tronco dell albero, che e sempre al mio fianco durante la caduta (che rappresenta la mia famiglia, i miei amici di sempre, i miei luoghi, i miei ricordi)
ma resto comunque sola, me stessa, responsabile e determinante per qualsiasi azione e scelta.
Realizzare questo a volte mi terrorizza, mi fa pensare a quanto sia bello essere ancora vicini al ramo, essere bambini, e sapere di dover fare le cose che gli altri si aspettano,  senza realizzare che effettivamente le scelte prima o poi iniziano ad essere solo nostre, e nn potremmo piu solo contare sugli altri.
o si puo tentare di farlo, tanta gente secondo me continua a vivere appoggiandosi agli altri, ma forse non si ferma mai a pensare  a cosa realmente stia vivendo.

cosi accade in molte cose anche a livello piu macro, nella societa.
tante cose accadono semplicemente perche il sistema le crea. il modo in cui la nostra vita è impostata e il modo in cui siamo stati abituati a controllarla e attraversarla.
che ruolo hanno i poeti in tutto questo? sono loro che riescono a vedere la realta cosi com'è e nello stesso tempo  capiscono come potrebbe essere diversamente? oppure sono solo strane pedine che si perdono per strada e si avventurano in sentieri senza uscita? e prima o poi ritroveranno la giusta strada, e si adatteranno al resto, che per definizione è il solo modo di sopravvivere?
perche ho l impressione che il paradosso e la contraddizione siano così presenti e cruciali nel nostro modo di vivere?
sempre alla ricerca di un qualcosa migliore, sempre eternalmente insoddisfatti per quello che non si ha ancora, e allo stesso tempo si cerca di esser fieri di cio che si ha. questo continuo lasciare da parte la soggettivita, quello che realmente sentiamo e vogliamo, per immergerci in quello che dobbiamo e gli altri si aspettano da noi. questo continuo essere giudicati, classificati, messi in alto o in basso.
questo nostro bisogno di dare giudizi, voti, posizioni. dover dare il meglio, prevalere. mi accorgo che puo anche funzionare diversamente, e forse in questo nuovo modo si trovano molte piu opportunita di dialogo e confronto.
sentirsi parte di un gruppo piu ampio, scoprire che le altre persone pensano le tue stesse cose... è una scoperta fondamentale che il nostro modo di vivere ci sta facendo dimenticare di prendere in considerazione.

trovo assurdo che l' universita che faccio io sia strutturata con un sistema di voti. mi rendo conto che cio sia totalmente una pratica formale, fittizia. per rientrare nel sistema, nelle regole. nella macchina che fa funzionare il tutto.
ma in realta come posso ricevere un voto, su un lavoro di 15 pagine che ho scritto, che leggerà una persona, in un determinato momento del giorno, con un tipo di conoscenze sull argomento, con certi tipi di preferenze, di idee, di pregiudizi, di attese. come quella singola persona può giudicare l idea di un altra?
Credo fermamente che non sia in realta importante il risultato in se, ma il modo in cui lo si ha raggiunto. 

Mi sembra di star vivendo davvero in un sistema sempre più complesso..che richiede un mix di grandi conoscenze del passato, in tutti gli ambiti, in economi, diritto, politica, etc... ma anche una buona capacità di seguire il presente, perchè tutto accade ed evolve così velocemente... 
e non è facile neanche seguire ciò che succede, perchè abbiamo la possibilità di sapere tutto, per cui vogliamo sapere tutto, ma in realtà spesso ci mancano le basi per capire, o la capacità e l'apertura per farlo. 
allora ecco che si iniza a generalizzare, a parlare tanto per far vedere che ne sappiamo. 
e le parole possono cambiare i fatti, ognuno ne trae la propria interpretazione, o segue cecamente quella di altre persone. 

Per esempio la situazione ora in italia. 
ok, non c'è più berlusconi. evviva! non siamo più un paese marcio, ridicolo, buffo e da prendere in giro. 
però che sta succedendo?! ci siamo messi nelle mani, nel giro di pochissimi giorni, di persone che sicuramente sanno come funzionano le cose, a livello economico. 
e basta quello per dare fiducia alla gente. tutti sembrano così contenti per questo nuovo governo. 
certo, ci toccherà fare sacrifici, ma perchè?! perchè alcune persone hanno mal gestito i loro affari, hanno mandato in crisi milioni di altre persone. e ora sempre le stesse persone cercano di rimediare la situazione , cercando di far quadrare i conti, sulle spalle sempre di coloro che in tutti questi traffici non centrano nulla. come fosse una corsa a cavallo, in cui l'animale è il popolo.
il fantino lo sprona più che può. e se si distrae, e fa cadere il cavallo, è logico che poi cerca di finire la corsa chiedendo uno sforzo all'animale, che soffrendo porta il fantino al traguardo, perchè non ha scelta. perchè crede di essere lì per quello, per fare gare. 
dimenticando magari la sua natura di cavallo. 

ho paura. So che devo leggere e studiare di più se voglio capire in che mondo viviamo. e ce la sto mettendo tutta. ma continuo a trovare paradossi, contraddizioni.
anche per esempio nel movimento degli indignati. 
qui a ljubljana continuano a dormire in piazza a fare molte attività. io in queste ultime settimane mi sono un po' ritirata, non vado sovente, sia per il freddo, sia perchè inizio a domandarmi se serva effettivamente a qualcosa. o se tutto scemerà. E che cosa resterà dopo?!
E intanto continuo a vivere in una città meravigliosa, accanto a persone altrettanto valide, fantastiche. E mi sento bene, soddisfatta, dubbiosa, ma cosciente. 

"Ljubljana must become a "garage" of globally rushing beauty. 
This is a watchwords of a balcan nature"
Mesta v Mestu