venerdì 4 maggio 2012

solo per oggi


"Il metodo segreto per invitare la fortuna

La meravigliosa medicina per ogni malanno

Solo per oggi:
Non ti arrabbiare
Non ti preoccupare
Sii riconoscente
Lavora duro (per migliorare te stesso)
Sii gentile con gli altri
Ogni giorno e ogni notte, siediti nella posizione del Gassho e pronuncia queste parole a voce alta nel tuo cuore.

Per l'evoluzione del corpo e dell'anima, Usui Reiki Ryoho" - Mikao Usui

giovedì 12 aprile 2012

viewpoint

"It is characteristic of viewpoints that they are under the strong influence of social factors, and among all the personal characteristics, they have the strongest influence on political and cultural happenings among people (Nastran.Ule, 199:92) In the life of an individual, viewpoints have many functions. They protect us from the realities of life and negative cognition about us. People also have a need to express those viewpoints which enable them to express notions that reflect their central values. The adaptive function of viewpoints is also very important. An, finally, viewpoints also help us to classify new information and experience. In this way they help us to simplify the complexity of the world in which we live (ibidem,p.98). The adherence to a certain group, information, knowledge and personal characteristics have a strong influence on the formation of viewpoints (ibidem,p.105)"
Nena Zidov, Prejudices and stereotypes as a possible interpretative model for ethnology. 

giovedì 16 febbraio 2012

ode al moto perpetuo

Mi sono giunte queste parole proprio oggi, proprio nel momento in cui iniziavo a realizzare tutto ciè che ruota attorno all'uso della semplice bicicletta. Qui a Barcellona sono infatti ormai abituata e soddisfatta dall'andare da un posto all'altro con il culo seduto e le gambe che decidono loro che strada prendere, che curve fare, a che velocità andare. Fare dell'esercizio fisico, riscaldarsi nell'aria fredda, vedere il mondo ad una velocità più rapida senza accendere l'aria condizionata o il riscaldamento. 
vivere per davvero quel passaggio da quei LUOGHI fisici che per la maggior parte delle volte ci sforziamo di vedere come tappe obbligatorie della nostra giornata. 
Si può dire che chi va in bici forma una propria comunità, dove vi sono segnali singolari, norme, concessioni, incazzature, occhiate, che iniziandoci a fare caso iniziano a far parte del nostro modo di vedere le cose. in generale. 
stasera per esempio ho assistito alla scena di un ragazzo che cercava di superare nella corsi delle bici un altro tizio che però non gli dava attenzione, perchè con la musica alle orecchie. una volta al semaforo quello gli ha spiegato che sono 40 euro di multa se la polizia lo vede con le cuffiette, e poi che è un pericolo per gli altri perchè non possono avvertirlo e farsi sentire. 
poi cercando un posto dove "parcheggiare" la bici nell'apposito spazio sotto casa, mi sono accorta che non ve ne erano di liberi. ma ecco che una ragazza viene a recuperare la sua, e mi dice "2 minuti e puoi metterla qui". esattamente come funziona con le macchine che cercano un posto...
curioso è anche osservare le occhiate che i ciclisti si scambiano, come si coordinano tra di loro, come decidono di seguire o no le norme stradali, e come si lasciano tentare e influenzare da coloro che lo fanno o no. 
perchè è un'altra nuova prospettiva, è un nuovo modo di vedere e vivere. 
ed è una via sana, a km effettivi e costo zero. 








Ode al moto perpetuo

Io canto l’equilibrio del moto perpetuo

Io canto la vita che si muove silente

Io sussurro nell’aria in cui circolo e nuoto

Io mi avvito per strade, seguo tutta la gente

E fra tutta la gente porto il genio fecondo

Dell’ingegneria che sconfigge la fretta

Senza strepito o fumi che inquinino il mondo

Lode eterna, signori, per la mia bicicletta.

Lode eterna al pedale, al manubrio, alla ruota

Al fanale di dietro, alla dinamo avanti

Al campanellino, alla sua unica nota

Alla voce argentina che vi squilla l’attenti.

State attenti che questo è il vero progresso

Ed è il nesso che lega una tecnologia

Che senza ridurre il mondo ad un cesso

Ti moltiplica la tua stessa energia.

“La rivoluzione — compagni — arriverà in bicicletta”

Suola e pedale

Questo è il vero ideale.

Senza fretta — compagno — boicotta il motore

Senza fare rumore

Calpesta il potere.

Occhio al ginocchio

È lo stinco che stendo.

La rivoluzione sta già pedalando!

Il vibrante mormorio della ruota dentata

Dente a dente si insinua, dente a dente incatena

La catena trattiene l’energia liberata

E la libra veloce, precisa e serena

E la bicicletta — metaforicamente –

Simboleggia una vita che non sia foglia al vento

Ma passione e pensiero, sia corpo e sia mente

In cui si resta in piedi finché c’è movimento.

Circolare a tutti i movimentisti

Lettera aperta a chi vive lottando:

Ciclicamente, internazionalisti

Unitevi in ogni parte del mondo!

Non avrete da perder le vostre catene

Ma da stenderle fra le due ruote in tensione

Libertari, anarco-ciclisti conviene

Arrivarci a pedali alla rivoluzione!

“La rivoluzione — compagni — arriverà in

bicicletta!”

La salita ora è pesa

Verrà la discesa!

Senza fretta — compagno — boicotta il motore

Senza fare rumore

Calpesta il potere.

Occhio al ginocchio

È lo stinco che stendo

La rivoluzione sta già pedalando!

(Alessio Lega – Ode al moto perpetuo)

mercoledì 1 febbraio 2012

if I ruled the world

Ljubljana.
Credo sia utile questa mia settimana back in ljubljana.
Forse il freddo , glaciale, sta influenzando so much my staying and return here.
Ma percepisco tutte le differenze con la realtà con Barcelona. Che non è solo sul livello personale. Non è solo questo. Quando sono andata a Barcelona da Ljubljana, ho avuto tante percezioni sulla differenza di queste due città/realtà, in cui ho vissuto. Ma ora, tornare qui, mi apre altre porte, altri feeling e pensieri.
Ljubljana resta per me una città magnifica, ricca, viva. Ma nel suo modo, à ça façon. Ovvio che tornando qui , a fine gennaio, inizio febbraio, con meno 10 gradi, nessun passante o quasi nella strada, ritmi diversi che arofittano del giorno.. che qui non sai nemmeno quando e come finisca, perchè la luce non è mai totalmente à full... be’, venedo da una città come Barcelona, dove persino alle 6 del mattino, on my way to the train station to go to the airport, ho incontrato almeno 20 persone, in un tragitto di 500 metri... un città dove tutto è concesso, tutto rimane aperto ad ogni ora, il sole è li, e quando non c’è è crisi, è terrore, è depressione, è “I should stay at home” ... be’... sono tante le differenze, si.
Quello che pensavo oggi, è la sensazione di esser tornata a casa, dopo un periodo di vacanze indefinite in una città dove dovevo tornare. Ma so che nn è cosi, che a Barcelona sto costruendo la mia vita, e di cui sento la mancanza, anche con la conspevolezza che ci ritornerò.
La sensazione che ho sempre avuto, flying tra le due realtà really often, era la percezione di superficialità in Barcelona, contro la profondità , riflessione , coscienza e autocritica che trovo in una città come questa. E tornando qui, con questo clima, capisco, o almeno posso immaginare il perche: non c’è nessuno nelle strade, la gente non vuole andare fuori, fa freddo, non c’è niente. Iil direttore dell’IIC dice che gli piace qui, ma “si annoia”. Ed è esattamente ciò che ho sempre criticato di ciò che la gente dice qui, ma ora capisco che ero anche io inclusa in questa meravigliosa bolla, piccola, sicura. Come in una coppia. E con questo non voglio dire che il mondo “vero” è fuori, che cos’è il mondo vero?! Si può davvero definire in qualche modo?! L’espressione mondo vero è forse il poter comprare uova e nutella a tutte le ore del giorno o della notte, solo facendo pochi passi da casa? È forse incrociare gente per la strada vestita in modo strano, o parlando ogni lingua, concerti in ogni bar, exibition in every famous building? È forse percepire la diversità everywhere, hippies, hipters, fighetti, uomini d’affari, senzatetto, etc...

mi trovo qui in rog (centro sociale in slovenia), e qui è un tipo di esempio che contiene ogni elemento della mia riflessione. I’essere qui con loro mi ha sempre dato l’impressione di essere nel centro di una vera azione, riflessione globale che racchiude tutti i punti alternativi di Ljubljana. Non sono mai stanchi di agire, di riflettere, di inventare, di interagire. Eppure qui, con loro, trovo ancora ora lo spirito giusto di considerare l’everyday life. Anche se ci sono contrddizioni anche qui, le persone fumano camel light, bevono in lattine di birra. Ma è questa vera contraddizione?! Non lo so..nn è detto che chi è contro the system, è per forza contro il materialismo, le multinazionali...
in fondo nel mondo contemporaneo, che cosa necessitiamo, tutti? L’essere soddisfatti.
E come avviene ciò?
Per alcuni, basta realizzarsi nella sfera personale, vedi chi decide di crearsi una famiglia, fare figli, stare vicino alla famiglia, ai suoi amici, allo stato in cui è nato e alla lingua a cui è abituato.
Poi ci sono altri tipi di persone, dove la soddisfazione è rappresentata dal lavoro, carriera. Vedere che il loro sforzo, che viene, of course, ricompensato con il giusto ammount di soldi, combina i due sforzi, e può promettere sempre di piu, con tempo e sacrifici. Quindi si perde poi facilmente le basi, da cui tutto è partito, e anche il fine che si desidera raggiungere.
Il terzo tipo di persone sono quelli che si sentono sazi di realizzare ciò in cui credono, a intervalli, perchè per forza ciò produce momenti di panico, caos. Perchè ciò che accade attorno non sempre favorisce il loro sforzo, che va al di là di quello personale, e al di là di quello legato alla sopravvivenza (quindi il lavoro).
Lo so, ne sono ben conscia, che tutto questo è stato teorizzato, spiegato, concettualizzato da molti motli altri prima di me.Come ben siega l'articolo qua sotto, sull'importanza di non denigrare il passato, ma saper come "tenerlo presente" (divertente espressione in questo caso). E non escludo, anzi, che queste mie riflessioni/finalizzazioni siano frutto di queste letture, confronti, scoperte. In questo caso ci starebbe bene una referenza,una citazione, qualcosa che dimostrasse che il mio pensiero è condiviso e reale. 
Ma so che lo è, e in questo caso, forse perchè non è un paper, ma più uno sfogo, non sento il bisogno di cercarlo. Primo perchè mi perderei, in pagine internet, in libri sul mio scaffale (che purtroppo è shared e distribuito in troppe città, troppi luoghi e posti). Forse mi sento più un’anima che vuole scrivere, esprimersi, poetizzare.
Un essere umano, insomma.

Il che, in certi momenti, non è poi così male.   
                                                                                                                                        




If I ruled the world: Steven Pinker

We should stop idealising the past and appreciate the present. The world is much less violent than it used to be

My first edict as global overlord would be to impose the following rule on pundits: No one may bemoan a decay, decline, or degeneration without providing (1) a measure of the way the world is today; (2) a measure of the way the world was at some point in the past; (3) a demonstration that (1) is worse than (2).
This decree would, first of all, eliminate tedious jeremiads about the decline of the language. The genre has been around for centuries, and if the doomsayers were correct we would now be grunting like Tarzan. But not only do we see vast amounts of clear and competent prose in everyday outlets like Wikipedia and Amazon reviews, but a gusher of superb writing appearing daily, as anyone who has lost a morning to sites like The Browser and Arts and Letters Daily can attest.
Language mavens commonly confuse their own peeves with a worsening of the language. A century ago editors issued fatwas against barbarous innovations such as “standpoint,” “bogus,” “to run a business,” and “to quit smoking.” Decades ago they fulminated against “six people” (as opposed to persons), “fix” (for repair), and the verbs “to contact” and “to finalise.” Today this linguistic contraband is unexceptionable, if not indispensable. Also vilified is the seepage of new technological jargon into the language (leverage, incentivise, synergy). Yet old technological jargon (proportional, placebo, false positive, trade-off) has made it easier for everyone to think about abstract concepts, and may even have contributed to the Flynn effect, the relentless increase in IQ scores during the 20th century.
And speaking of technology, today’s Luddites have a short memory. Parents who lament the iPods and mobile phones soldered onto the ears of teenagers forget that their own parents made the same complaint about them and their bedroom telephones and transistor radios. The abbreviated prose in tweets and instant messages is no more likely to corrupt the language or shorten attention spans than the telegrams, radio ads, and advertising catchphrases of yesteryear. Email can seem like a curse, but who would go back to stamps, phone booths, carbon paper, and piles of phone messages? And now that dinner companions can fact-check any assertion on an iPhone, we are coming to realise how many of our everyday beliefs are false—a valuable lesson in the fallibility of memory.
But nowhere is the confusion of a data point with a trend more pernicious than in our understanding of violence. A terrorist bomb explodes, a sniper runs amok, an errant drone kills an innocent, and commentators ask “What is the world coming to?” Yet they seldom ask, “How bad was the world in the past?”
By just about any quantitative standard, the world of the past was much worse. The medieval rate of homicide was 35 times the rate of today, and the rate of death in tribal warfare 15 times higher than that. Collapsed empires, horse-tribe invasions, the Crusades, the slave trade, the wars of religion, and the colonisation of the Americas had death tolls which, adjusted for population, rival or exceed those of the world wars. In earlier centuries the wife of an adulterer could have her nose cut off, a seven-year-old could be hanged for stealing a petticoat, a witch could be sawn in half, and a sailor could be flogged to a pulp. Deadly riots were common enough in 18th-century England to have given us the expression “to read the riot act,” and in 19th-century Russia to have given us the word pogrom. Deaths in warfare have come lurchingly but dramatically downward since their postwar peak in 1950. Deaths from terrorism are less common in today’s “age of terror” than they were in the 1960s and 1970s, with their regular bombings, hijackings, and shootings by various armies, leagues, coalitions, brigades, factions and fronts.
And no, I am not hypocritically tilting at my own “disturbing new trend.” In 1777 David Hume wrote, “The humour of blaming the present, and admiring the past, is strongly rooted in human nature.” A century before him, Thomas Hobbes identified its source:  “Competition of praise inclineth to a reverence of antiquity. For men contend with the living, not with the dead.” People also blame the present out of historical ignorance and statistical illiteracy, and because they mistake changes in themselves—the responsibilities of adulthood, the vigilance of parenthood, the diminishments of ageing—with changes in the world.
Regardless of its causes, thoughtlessly blaming the present is a weakness which, even if it is never outlawed, ought to be resisted. Though commonly flaunted as a sign of sophistication, it can be an opportunity for one-upmanship and an excuse for misanthropy, especially against the young. And it corrodes an appreciation of the institutions of modernity such as democracy, science, and cosmopolitanism which have made our lives so much richer and safer.
Steven Pinker is professor of psychology at Harvard University and the author, most recently, of “The Better Angels of Our Nature: The Decline of Violence in History and its Causes” (Allen Lane)


lunedì 16 gennaio 2012

"le clitorus - ce cher inconnu"

Let's go beyond tabu and verguenza in our society. 
Let's pretend to learn things about our body, in order to eliminate ignorance, doubts and problems caused by silence and embarrassment.
let's watch this documentary, please!  

martedì 10 gennaio 2012

Life is what happens to you while you're busy making other plans. (John Lennon). This is also goes for choices:thinking about choices and making them seem to be two different matters. But we can choose whether to accept or decline the tyranny of choice-and we can begin by understanding what is really on offer.

Ogni volta che torno in Italia mi stupisco della situazione lavorativa nella quale si trovano le persone che conosco, giovani. Percepisco disperazione, mancanza di lavoro, di possibilità di fare ciò che la gente vuole davvero. Cose che, se non si vive nel paese,  non si possono troppo distinguere, perchè credo che anche se si va all’estero la maggior parte delle volte proprio inseguendo il sogno di un lavoro, o il lavoro dei sogni,  si resta pronti ad accettare altre mansioni,  avendo comunque pazienza nel cercare qualcosa nel limitie del possibile umane e accettabili, anche e soprattuto a livello di ricompensa.
Mentre chi vive tutta la vita nella stessa città ha il campo di ricerca più limitato, spera di trovare ciò per cui ha studiato, come è ovvio che sia dopo aver pagato un bel po' di mila euro allo stato italiano, al contrario di quasi tutti gli altri paesi europei che non hanno le tasse d'iscrizione. Comunque, il problema sta nel fatto che si cerca lavoro in ciò in cui si è specializzati, e lo si vorrebbe trovare anche in quel momento, e in quel determinato posto. Quando sono tornata in Italia ho trovato  giovani che finiti gli studi accettano stage gratuiti, o pagati al minimo, rimanendo a casa dei genitori o comunque non indipendenti economicamente. Questo soprattutto perchè sotto la pressione delle continue notizie sulla “crisi”, sul livello di disoccupazione giovanili, etc... Non dico che non siano dati reali, ma il mondo del lavoro è chiaramente in trasformazione, diverso da qualche tempo fa. è sempre più raro trovare posti fissi a lungo termine, e soprattutto persone che vogliano fare la stessa mansione per tutta la vita. I bisogni, le volontà, i sacrifici e i sogni di tutti stanno cambiando, perchè quello che ci offre questo sistema capitalista è ampio e sempre più dispersivo.
Aumenta la possibilità e quindi il desiderio di scelta, come si può trovar descritto nel libro di Renata Salec “The tyranny of choice” che ho appena finito di leggere. 
Ecco qui alcuni passaggi. 

“Com'è possibile che, nel mondo industrializzato, quest'aumento della capacità di scelta, grazie a cui dovremmo essere in grado di plasmare le nostre vite e renderle perfette, conduce non a una maggiore soddisfazione ma a un'ansia crescente e a un maggior senso di inadeguatezza e di colpa? E come mai le persone, nel tentativo di alleviare l'ansia, sono disposte a seguire i messaggi raccolti a caso qua e là da campagne pubblicitarie e oroscopi, ad accogliere i suggerimenti estetici dalle industrie di cosmetici, a lasciarsi guidare dalle previsioni economiche dei consulenti finanziari e ad accettare i consigli sulla vita di coppia degli autori di libri di autoaiuto? Se è vero che sempre più persone si rimettono all'opinione dei cosiddetti esperti, si direbbe che scegliere sia in effetti divenuto un peso dal quale siamo ben contenti di essere sollevati. [...]
Questo spostamento della percezione della ricchezza, tuttavia, non è avvenuto da un giorno all'altro. Non è che la gente si sia svegliata una mattina e abbia improvvisamente visto la propria vita in modo diverso. I semi dell'incombente crisi economica erano stati gettati diverso tempo prima. Allo stesso modo, le perplessità circa l'ideologia della scelta avevano già permeato periodi di maggiore esuberanza, come si vede dall'ansia e dall'insicurezza presenti nell'ultima decade del capitalismo post-industriale. È quasi come se la crisi avesse rappresentato, da un lato, la realizzazione del desiderio, esplicitato solo in parte, di porre limiti alla sovrabbondanza di scelta disponibile negli anni di maggiore prosperità, e dall'altro, la liberazione concomitante dalla pressione creata dal sovrappiù di scelta. La crisi ha perfino arrecato una strana forma di sollievo o soddisfazione in certi settori, che a lungo avevano auspicato, più o meno consapevolmente, un freno alle spese eccessive – o almeno alle innumerevoli possibilità di spesa consentite dal benessere economico. Il «New York Times» catturò questo rinnovato spirito puritano prospettando feste e vacanze all'insegna del risparmio, in un articolo intitolato Festeggiamo come nel 1929. Il pezzo suggeriva come organizzare una cena decorosa con il budget modesto della crisi al suo culmine. Un personaggio mondano intervistato nell'articolo osservava: «Il buono della recessione è che allenta la pressione [...]. Ti permette di fare a meno di tutto il superfluo e di concentrarti su quello che conta veramente: gli amici, la famiglia, lo stare insieme». Resta il fatto che i padroni di casa sentissero il bisogno di un consulente che dicesse loro come intrattenere gli ospiti in tempo di crisi. Vi era un'ambiguità evidente nel loro desiderio di rinunciare alle gioie dei consumi. Si voleva certo limitare le scelte, ma non troppo, e si voleva che qualcun altro lo facesse per loro. “


Ecco, quello che voglio sostenere qui, non è un'idea chiara, non credo che ce la si possa troppo avere in questo tipo di situazione e argomento. Ma il fine di questo post è più che altro mostrare e riflettere sul presente nel quale ci troviamo , che fa paura, ma che è anche e soprattutto un prodotto sociale delle comunicazioni, delle pressioni mediatiche che mettono nella testa, degli Italiani in questa mia critica, che tutto non va, che bisogna accettare merda per evitare di trovarsi con niente tra le mani. In questo modo è facile persuadere la gente a lasciarsi andare a comprare, inviando messaggi come "nel 2012 c'è la fine del mondo", o "col passare del tempo la crisi diventerà ancora peggiore, quindi tanto vale viversi la vita ora", ma anche nell'altro lato messaggi come "in ogni caso non c'è lavoro, e per i giovani è l'esperienza che serve, quindi datevi sotto e accettate di tutto". E no, perchè finché esisteranno gli stagisti iperlaureati, a 200 euro al mese, quelle compagnie e quegli studi non cesseranno di sfruttare le mente fresche che escono dall'università, con voglia di fare, di farsi notare, di conoscere e mettere in pratica quello che per anni hanno letto sui libri. 
Bisognorebbe avere le palle e le capacità di sfruttare ciò che questo sistema ci offre, per esempio conoscere e succhiare soldi all'università con tutti i tipi di borse di studio che esistono (ad esempio l'erasmus practica, in Spagna, paga lo studente 300 euro al mese se incontra un luogo dove fare uno stage, dove è libero di gestirsi l'impegno, le ore, la durata, etc.. al finale dei miei 3 mesi di borsa di studio mi è arrivata una somma pari al doppio di quello che avevo già ricevuto, perchè l'università ha distribuito il denaro che non era stato dato per mancanza di domande). voilà.. ma certo riconosco anche che non è facile incontrare le informazioni, come in un esame, la parte più difficile resta sempre quella della ricerca degli articoli e referenze. Però con tutti gli strumenti che ci sono oggi, ho fiducia che questo spirito di solidarietà che Internet ha in qualche modo ampliato a orizzonti globali, possa far costruire un pensiero giovanile comune, che si basi sulle lamentele, sulle nuove idee, sulla comuncazione e sulla condivisione. 
Evitando che la tirannia della scelta in questa multitudine di possibilità non ci risucchi tutti e ci faccia diventare incapaci di avere un'immagine chiara e non offuscata della realtà, anche quella lavorativa, nella quale volenti o nolenti dobbiamo inserirci. più prima che poi. 

 

giovedì 5 gennaio 2012

new life. barcelona, again (?)

‎"Recuerda que cualquier momento es bueno para comenzar y que ninguno es tan terrible para claudicar.
No olvides que la causa de tu presente es tu passado asì como la causa de tu futuro serà tu presente.
Aprende de los audaces, de los fuertes, de quien no acepta situaciones, de quien vivirà a pesar de todo. Piensa menos en tus problemas y mas en tu trabajo y tus problemas sin alimentarlos moriran.
Aprende a nacer desde el dolor y a ser mas grande que el mas gande de los obstaculos"


ecco come mi sento. 




sabato 17 dicembre 2011

il diritto al delirio

mi sento in mezzo al tutto, in mezzo al niente. 

volo, annuso, mi poso su diversi fuori, e assorbo ciò che ciascun elemento può darmi. e nel mentre amo ciascun petalo, ciascun ramoscello, ciascuna goccia d'acqua che mi cade sulle ali, sul muso, sul corpo. 
Esattamente come un ape continua a vagare, da un fiore all'altro, mi nutro di sensazioni, di scoperte, di novità. 
e poi quando ho raccolto tutto, nel momento che non decido io mediatamente, ma lo hanno già fatto le circostanze, ricomincio il mio volo. Piena di sensazioni di malinconia, per dovermi allontanare da quel fiore meraviglioso.. però anche così emozionata alla vista e all'idea della presenza di altri numeroso fiori, con diversi colori, profumi, altezze, temperature. 

ecco, ora sono così, di nuovo in partenza, di nuovo in cambiamento. 

Ho "percepito" la Slovenia. 
credo che sia tutto rinchiuso in questa espessione cosa penso .
lei mi ha sentito, e io mi sono fatta trasportare, completamente. 
lo so che se sappiamo come prenderli, tutti i giorni ci riservano sorprese e bellissimi momenti... novità, sensazioni.. che poi rappresentano i ricordi che ci teniamo nel nostro bagaglio di vita. 

ma quello che ho vissuto a Ljubljana è stato qualcosa di magico, di vero, di reale, di straordinario. 
a livello personale e a livello esteriore. 

è un qualcosa di forte rendersi conto della varietà di gente, persone, scelte, visi, pensieri, modi di concepire la realtà, modi di comportarsi e di esser coinvolti in essa. 
e nei momenti simili, in cui ho l'impressione di PERCEPIRE, tutto quello che c'è attorno a me. 
be, entro un po' in panico, mi perdo nei meandri della diversità, della curiosità, del ricordo del passato e della progettazione del futuro.

ma anche i pensieri sono un circolo, una spirale, infinita... 
e forse solo in momenti di deirio, quando le porte della percezione sono spalancate, lì si ha la chiara visione del tutto. 
tornerò qui? Devo davvero andarmene? poso continuare a forzarmi di cambiare così sovente?  
mai dire mai. Il segreto è non programare il futuro, perchè non possiamo farlo, è impossibile. quindi cerco con tutte le mie forze di vivere il presente, dove ogni notte sarà vissuta come fosse l'ultima, e ogni giorno come se fosse il primo.  

lunedì 5 dicembre 2011

obsolescenza programmata

me, by Baudelaire's words and thoughts.

XXXIII. ENIVREZ-VOUS
Il faut être toujours ivre. Tout est là: c’est l’unique question. Pour ne pas sentir
l’horrible fardeau du Temps qui brise vos épaules et vous penche vers la terre, il faut vous
enivrer sans trêve.
Mais de quoi ? De vin, de poésie ou de vertu, à votre guise. Mais enivrez-vous.
Et si quelquefois, sur les marches d’un palais, sur l’herbe verte d’un fossé, dans
la solitude morne de votre chambre, vous vous réveillez, l’ivresse déjà diminuée ou
disparue, demandez au vent, à la vague, à l’étoile, à l’oiseau, à l’horloge, à tout ce qui fuit,
à tout ce qui gémit, à tout ce qui roule, à tout ce qui chante, à tout ce qui parle, demandez
quelle heure il est et le vent, la vague, l’étoile, l’oiseau, l’horloge, vous répondront: « Il
est l’heure de s’enivrer ! Pour n’être pas les esclaves martyrisés du Temps, enivrez-vous ;
enivrez-vous sans cesse ! De vin, de poésie ou de vertu, à votre guise. »


XLVIII. ANY WHERE OUT OF THE WORLD
N’importe où hors du monde
Cette vie est un hôpital où chaque malade est possédé du désir de changer de lit.
Celui-ci voudrait souffrir en face du poêle, et celui-là croit qu’il guérirait à côté de la
fenêtre.
Il me semble que je serais toujours bien là où je ne suis pas, et cette question de
déménagement en est une que je discute sans cesse avec mon âme.
« Dis-moi, mon âme, pauvre âme refroidie, que penserais-tu d’habiter Lisbonne ?
Il doit y faire chaud, et tu t’y ragaillardirais comme un lézard. Cette ville est au bord de
l’eau ; on dit qu’elle est bâtie en marbre, et que le peuple y a une telle haine du végétal,
qu’il arrache tous les arbres. Voilà un paysage selon ton goût ; un paysage fait avec la
lumière et le minéral, et le liquide pour les réfl échir ! »
Mon âme ne répond pas.
« Puisque tu aimes tant le repos, avec le spectacle du mouvement, veux-tu venir
habiter la Hollande, cette terre béatifi ante ? Peut-être te divertiras-tu dans cette contrée
dont tu as souvent admiré l’image dans les musées. Que penserais-tu de Rotterdam, toi
qui aimes les forêts de mâts, et les navires amarrés au pied des maisons ? »
Mon âme reste muette.
« Batavia te sourirait peut-être davantage ? Nous y trouverions d’ailleurs l’esprit de
l’Europe marié à la beauté tropicale. »
Pas un mot. – Mon âme serait-elle morte ?
« En es-tu donc venue à ce point d’engourdissement que tu ne te plaises que dans ton
mal ? S’il en est ainsi, fuyons vers les pays qui sont les analogies de la Mort.
– Je tiens notre affaire, pauvre âme ! Nous ferons nos malles pour Tornéo. Allons
plus loin encore, à l’extrême bout de la Baltique ; encore plus loin de la vie, si c’est
possible ; installons-nous au pôle. Là le soleil ne frise qu’obliquement la terre, et les
lentes alternatives de la lumière et de la nuit suppriment la variété et augmentent la
monotonie, cette moitié du néant. Là, nous pourrons prendre de longs bains de ténèbres,
cependant que, pour nous divertir, les aurores boréales nous enverront de temps en temps
leurs gerbes roses, comme des refl ets d’un feu d’artifi ce de l’Enfer ! »
Enfi n, mon âme fait explosion, et sagement elle me crie: « N’importe où ! n’importe
où ! pourvu que ce soit hors de ce monde ! »



XXXV. LES FENÊTRES
Celui qui regarde du dehors à travers une fenêtre ouverte, ne voit jamais autant de
choses que celui qui regarde une fenêtre fermée. Il n’est pas d’objet plus profond, plus
mystérieux, plus fécond, plus ténébreux, plus éblouissant qu’une fenêtre éclairée d’une
chandelle. Ce qu’on peut voir au soleil est toujours moins intéressant que ce qui se passe
derrière une vitre. Dans ce trou noir ou lumineux vit la vie, rêve la vie, souffre la vie.


XLI. LE PORT
Un port est un séjour charmant pour une âme fatiguée des luttes de la vie.
L’ampleur du ciel, l’architecture mobile des nuages, les colorations changeantes de la
mer, le scintillement des phares, sont un prisme merveilleusement propre à amuser les
yeux sans jamais les lasser. Les formes élancées des navires, au gréement compliqué,
auxquels la houle imprime des oscillations harmonieuses, servent à entretenir dans l’âme
le goût du rythme et de la beauté. Et puis, surtout, il y a une sorte de plaisir mystérieux
et aristocratique pour celui qui n’a plus ni curiosité ni ambition, à contempler, couché
dans le belvédère ou accoudé sur le môle, tous ces mouvements de ceux qui partent et de
ceux qui reviennent, de ceux qui ont encore la force de vouloir, le désir de voyager ou de
s’enrichir.



Baudelaire "Le Spleen de Paris"

domenica 27 novembre 2011

free the robot

"Dunque non le libagioni, le feste ininterrotte, il godimento di fanciulli e donne, né di pesci e del resto che offre una mensa ricca, è fonte di vita felice, ma il ragionamento lucido che esamina le cause di ogni scelta e di ogni rifiuto, che allontana le false opinioni che causano i più grandi turbamenti dell'anima. Principio di tutto ciò e massimo bene è la saggezza. Per questo è più preziosa della filosofia, dalla quale provengono tutte le altre virtù, poiché ci insegna che non è possibile vivere felicemente senza vivere saggiamente, bene e giustamente se non anche felicemente. Le virtù sono connaturate alla vita felice, e la vita felice è inseparabile da queste."


"ma io credo che infondo ti piaccia la confusione, perche ha il suo fascino e il suo romanticismo, perche e´ben piu facile, nonostante le apparenze, e perche´porta ad uno stato emotivo sensazionale...
E credimi, ti capisco benissimo, la confusione e´stata centrale nella mia vita fino ad ora, e anche ora, e forse ancora per molto, perche fa parte di me, come di te, e come di molte altre persone cerebrali e romantiche e folli. Ma se cosi e´devi accettarlo, esserne cosciente e viverlo al cento per cento in maniera responsabile, e non come se tutto avvenisse per sbaglio malgrado la tua volonta."






"Quando siete coscienti delle vostre sofferenze e insoddisfazioni, ciò vi aiuta a sviluppare la vostra empatia, la capacità che vi permette di rapportarvi con sensibilità verso le sofferenze degli altri. Ciò aumenta la vostra capacità di provare compassione."

domenica 20 novembre 2011

a "garage" of globally rushing beauty


Ho imparato a conoscermi, ho imparato a confrontarmi con il mondo, a mettermi a nudo davanti ad esso. credo che le esperienze della vita, che si vivono sulla propia pelle, siano la migliore dimostrazione delle nostre capacita. il riuscire a percepirsi, a capirsi, a motivarsi, sia il punto di partenza per tutto per il resto che una persona puo effettivamente costruire, con consapevolezza.
è la consapevolezza che ora caratterizza il mio sguardo sul mondo, il mio farne parte. non voglio sentirmi slo un puntino in un disegno, in una macchina. non voglio pensare di finire in tomba vicino a tutti gli altri, tutti allo stesso modo.
 mi sento strana, mi sento come una foglia di un albero in autunno, che nel tragitto dal ramo al suolo fluttua nell aria, vivendo sensazioni diverse, vedendo paesaggi da diverse altezze, respirando odori che cambiano, temperaturare che scendono o si alzano. incontro altre foglie, mi scontrando con esse, o solo le sfioro.
in quel luogo, cosi dinamico, cosi vivo.. io continuo ad essere quella foglia, con dei punti di riferimento, quello di partenza e quello di arrivo,  il tronco dell albero, che e sempre al mio fianco durante la caduta (che rappresenta la mia famiglia, i miei amici di sempre, i miei luoghi, i miei ricordi)
ma resto comunque sola, me stessa, responsabile e determinante per qualsiasi azione e scelta.
Realizzare questo a volte mi terrorizza, mi fa pensare a quanto sia bello essere ancora vicini al ramo, essere bambini, e sapere di dover fare le cose che gli altri si aspettano,  senza realizzare che effettivamente le scelte prima o poi iniziano ad essere solo nostre, e nn potremmo piu solo contare sugli altri.
o si puo tentare di farlo, tanta gente secondo me continua a vivere appoggiandosi agli altri, ma forse non si ferma mai a pensare  a cosa realmente stia vivendo.

cosi accade in molte cose anche a livello piu macro, nella societa.
tante cose accadono semplicemente perche il sistema le crea. il modo in cui la nostra vita è impostata e il modo in cui siamo stati abituati a controllarla e attraversarla.
che ruolo hanno i poeti in tutto questo? sono loro che riescono a vedere la realta cosi com'è e nello stesso tempo  capiscono come potrebbe essere diversamente? oppure sono solo strane pedine che si perdono per strada e si avventurano in sentieri senza uscita? e prima o poi ritroveranno la giusta strada, e si adatteranno al resto, che per definizione è il solo modo di sopravvivere?
perche ho l impressione che il paradosso e la contraddizione siano così presenti e cruciali nel nostro modo di vivere?
sempre alla ricerca di un qualcosa migliore, sempre eternalmente insoddisfatti per quello che non si ha ancora, e allo stesso tempo si cerca di esser fieri di cio che si ha. questo continuo lasciare da parte la soggettivita, quello che realmente sentiamo e vogliamo, per immergerci in quello che dobbiamo e gli altri si aspettano da noi. questo continuo essere giudicati, classificati, messi in alto o in basso.
questo nostro bisogno di dare giudizi, voti, posizioni. dover dare il meglio, prevalere. mi accorgo che puo anche funzionare diversamente, e forse in questo nuovo modo si trovano molte piu opportunita di dialogo e confronto.
sentirsi parte di un gruppo piu ampio, scoprire che le altre persone pensano le tue stesse cose... è una scoperta fondamentale che il nostro modo di vivere ci sta facendo dimenticare di prendere in considerazione.

trovo assurdo che l' universita che faccio io sia strutturata con un sistema di voti. mi rendo conto che cio sia totalmente una pratica formale, fittizia. per rientrare nel sistema, nelle regole. nella macchina che fa funzionare il tutto.
ma in realta come posso ricevere un voto, su un lavoro di 15 pagine che ho scritto, che leggerà una persona, in un determinato momento del giorno, con un tipo di conoscenze sull argomento, con certi tipi di preferenze, di idee, di pregiudizi, di attese. come quella singola persona può giudicare l idea di un altra?
Credo fermamente che non sia in realta importante il risultato in se, ma il modo in cui lo si ha raggiunto. 

Mi sembra di star vivendo davvero in un sistema sempre più complesso..che richiede un mix di grandi conoscenze del passato, in tutti gli ambiti, in economi, diritto, politica, etc... ma anche una buona capacità di seguire il presente, perchè tutto accade ed evolve così velocemente... 
e non è facile neanche seguire ciò che succede, perchè abbiamo la possibilità di sapere tutto, per cui vogliamo sapere tutto, ma in realtà spesso ci mancano le basi per capire, o la capacità e l'apertura per farlo. 
allora ecco che si iniza a generalizzare, a parlare tanto per far vedere che ne sappiamo. 
e le parole possono cambiare i fatti, ognuno ne trae la propria interpretazione, o segue cecamente quella di altre persone. 

Per esempio la situazione ora in italia. 
ok, non c'è più berlusconi. evviva! non siamo più un paese marcio, ridicolo, buffo e da prendere in giro. 
però che sta succedendo?! ci siamo messi nelle mani, nel giro di pochissimi giorni, di persone che sicuramente sanno come funzionano le cose, a livello economico. 
e basta quello per dare fiducia alla gente. tutti sembrano così contenti per questo nuovo governo. 
certo, ci toccherà fare sacrifici, ma perchè?! perchè alcune persone hanno mal gestito i loro affari, hanno mandato in crisi milioni di altre persone. e ora sempre le stesse persone cercano di rimediare la situazione , cercando di far quadrare i conti, sulle spalle sempre di coloro che in tutti questi traffici non centrano nulla. come fosse una corsa a cavallo, in cui l'animale è il popolo.
il fantino lo sprona più che può. e se si distrae, e fa cadere il cavallo, è logico che poi cerca di finire la corsa chiedendo uno sforzo all'animale, che soffrendo porta il fantino al traguardo, perchè non ha scelta. perchè crede di essere lì per quello, per fare gare. 
dimenticando magari la sua natura di cavallo. 

ho paura. So che devo leggere e studiare di più se voglio capire in che mondo viviamo. e ce la sto mettendo tutta. ma continuo a trovare paradossi, contraddizioni.
anche per esempio nel movimento degli indignati. 
qui a ljubljana continuano a dormire in piazza a fare molte attività. io in queste ultime settimane mi sono un po' ritirata, non vado sovente, sia per il freddo, sia perchè inizio a domandarmi se serva effettivamente a qualcosa. o se tutto scemerà. E che cosa resterà dopo?!
E intanto continuo a vivere in una città meravigliosa, accanto a persone altrettanto valide, fantastiche. E mi sento bene, soddisfatta, dubbiosa, ma cosciente. 

"Ljubljana must become a "garage" of globally rushing beauty. 
This is a watchwords of a balcan nature"
Mesta v Mestu