martedì 4 ottobre 2011

es muss sein!

Milan Kundera mi legge nel pensiero, convincendomi davvero che probabilmente tutto non è che un puzzle già pensato e dove sovrana l' es muss sein! (deve essere!). Già il semplice fatto di scegliere di leggere un libro che affronta i principali dubbi del proprio presente, lo prendo come un segno... parlando cosi "La vita umana si svolge una sola volta e quindi noi non potremo mai appurare quale nostra decisione sia stata buona, quale cattiva, perchè in una data situazione possiamo decidere una volta soltanto .Non viene data una seconda,  terza, quarta vita per poter confrontare diverse decisioni".
e ancora "La gente di solito si rifugia nel futuro per sfuggire alle proprie soffereze. Traccia una linea immaginaria sulla traiettoria del tempo, al di là della quale le sue sofferenze di oggi cessano di esistere".
Presente, futuro. Decisioni, scelte, destino e fiducia.
Sono sempre mese in discussione e sempre in imbilico.
Due giorni f mi aggiravo per ljubljana, la ammiravo e ne sorridevo, ricordando momenti passati, osservando i turisti giapponesi, che filmano ogni loro singolo passo, gli sloveni contastemente in bicicletta, donne su tacchi vertiginosi, con tailleurs stretti, schiena dritta, passo deciso. In questa città capita persino di mettersi in coda al semaforo dietro una fila di bici, capita di non incrociare nessuno per il centro di sabato sera, anche con 20 gradi, ma poi non riuscire ad attraversare la piazza principale il lunedi primo giorno di lezione, per la presenza di stand informativi, birre per terra e palchi sparsi con diversi concerti e studenti presi bene.
Comunque, camminando per questa capitale a misura d'uomo, con un clima estivo in ottobre, con progetti nella testa, con il sollievo misto a agitazione per aver appena firmato un contratto da stagista e insegnante di italiano all'Istituto Italiano di Cultura... mi siedo du un gradino sotto una statua... e poco vicino a me si siede anche un ragazzo con la maglia a righe, arancione e nera.
Lo guardo, e inizio seriamente a credere di conoscere quel ragazzo. Mi viene tipo una scossa i brividi per il corpo, come quando si sa di dover far qualcosa, di essere davanti ad un caso pazzesco che non può essere tralasciato, ma che nello stesso tempo si è frenati dal timore di sbagliarci, di farci una figura di merda tentando l'approccio. Cosi mi dico che provenendo da un mese in terra cuneese, dove oltre al viso si potrebbe dire persino che auto corrisponde alle persone di cui si sente parlare, perchè tutti conoscono e sanno tutto di tutti, mi convinco che è una delle solite visioni che si hanno quando si cambia posto, ma si cercano comunque visi noti in mezzo alla folla. Almeno a me capita così molto sovente.
Invece li si alza, e dice il mio nome guardandomi.
Non è una storia così eccitante, lo so. e neanche ha un lungo finale, semplicemente ci riconsociamo entrambi, ci salutiamo meravigliati di come due persone conosciutesi 4 anni fa durante uno scambio in Kosovo, si riescano a rincontrare in una città piccola e rara come Ljubljana, scelta da entrambi per studiare.
E da lì, il Muss es sein? si fa insistente, mni fa sentire in un ridimensionato Truman show.
Quindi si, potrei aver preso una seconda, terza, quarta via per vivermi questi mesi. In altri posti, con altra gente, clima, entusiasmo. Ma sono qui, in Slovenia,e dato che non potrò mai sapere come sarebbe stato altrimenti, mi immergo in ciò che diventa ora il mio immediato.

domenica 2 ottobre 2011

erasmus docet

è la prima volta da ormai 4 anni che non torno nella stessa città dell'anno precedente. 
e ora eccomi qui, a ljubljana, di nuovo. 

ed è strano, davvero strano. 

tornare negli stessi locali, vivere nello stesso campus, percorrere le stesse strade. ma la cosa piu strana è il fatto che non ci sono più le stesse persone che facevano parte della mia vita negli scorsi mesi passati qui. 
voilà il concetto di erasmus, cioè di momento passeggero, di una parentesi della propria vita dove ci si ritrova appartenere ad un luogo, ad una compagnia, ad una filosofia.. .che poi è difficile da mantenere una volta tornati. 
quello che la segue può essere una depressione interna inspiegabile esternamente, oppure imperterriti tentativi di prolungarne gli effetti, continuando esperienze all'estero. 
io ho scelto la seconda alternativa, ma mi ritrovo tutt'ad un tratto confusa. 
nessuna altra esperienza successiva può essere paragonata all'anno di erasmus, alla prima volta, all'estasi della scoperta conitnua, allo scoprire di poter scoprirsi. sempre di più. 
non che non lo abbia continuato a fare dopo, ma capire di poterlo fare, è un passo insostituibile e imparagonabile. 
ora che molti amici sono partiti a loro volta per la prima esperienza erasmus, non posso far altro che ascoltare i loro racconti e paragonarli a ciò che ho vissuto io, alle mie prime volte, che sono simili alle loro. 
tutto ad un tratto mi sento "vecchia", percepisco il tempo che passa per ogni cellula del mio corpo. 
ma sono anche entusiasta che persone che conosco da una vita possano vivere sulla propria pelle ciò tutto ciò che ho sempre cercato di raccontare, ma che come per ogni cosa, non sempre si trovano le parole giuste per farlo. Almeno non al momento opportuno.

domenica 18 settembre 2011

stereotipata insoddisfazione

Ho appena visto "Eat, pray, and love". Un buon insieme di romanticismo forzato, di dimenticanze e banalità hollywoodiane e di stereotipi in ogni elemento presentato.
Sarò diventata troppo cinica e critica, ma non riesco più ad apprezzare questo tipo di film. Il dettaglio mi prende troppo, e inizio a farne un'inutile analisi razionale.

Magari è come accade per i cartoni animati, ad un momento scatta la molla per cui tutti i doppi sensi, le battute e le storie assumono un altro valore... e inevitabilmente li si guarda con altri occhi.

Ok, dire di essere ormai oltre i film americani che fanno al giorno d'oggi un sacco di incassi può apparire un po' troppo lusinghiero e ambizioso, ma questo film in modo particolare parla di partenze, di viaggi, di conoscenze, di rapporti e incontri nuovi , di malinconie, affetti lontani e ricerca di se stessi, quindi aspetti che credo di conoscere. Parla anche di equilibrio, parla di egoismo, parla di ambizioni e delusioni.
Insomma, un tipico esempio di film che può toccare la vita di chiunque, e quindi l'ha fatto anche con la mia.
In continua ricerca di un qualcosa, in imperterrita insoddisfazione e nello stesso tempo in straordinaria capacità di assimilare momenti e sensazioni. Passeggere si, ma forti e indimenticabili.
Nel mio presente sto dedicando questo mese settembrino alla mia famiglia.
Sto respirando a polmoni divaricati più aria e affetto che posso.
Non sarà mai abbastanza per rincuorarmi nelle domeniche mattina lontano da casa. Ma è già un buon trampolino di lancio per buttarmi di nuovo, in un'altra avventura, per un altro anno, dopo un'estate passata a trotterellare di qua e di là, mossa dalla paura di fermarsi, dal timore del rimorso, dall'indecisione e insicurezza.
Credi che quest'estate il mio equilibrio si sia perso o nascosto, quello tanto ricercato da Julia in questo deludente film. O meglio credevo di averlo in pugno, sforzandomi di concentrare la mia attenzione verso altri poli. Risultato: perdita totale di sicurezza e confusione per quanto riguarda valori, progetti, obiettivi e risultati.
Un classico direi. Ma fortunatamente sento di non necessitare visioni edonistiche come quelle hollywoodiane, ma cercare la cura migliore negli affetti alternata al rischio e solitudine.
E domani tolgo il giudizio. Sperando che non mi affetti solo fisicamente.

venerdì 15 aprile 2011

i taxisti

Dato che la mia mente, un po' come la mia vita, è instabile, ho deciso che metterò per iscritto tutte le idee di tesi, di lavori che mi vengono in mente... 
come ieri sera, tornando a casa in bici dopo la piscina e un breve momento relax erasmus, incontravo per la strada solo taxi... 
sarebbe interessante seguire la vita dei taxisti.. voglio dire, come studiano i posti dove fermarsi, che tragetti fanno mentre aspettano, che musica ascoltano, se mangiano in macchina oppure no, se fumano, di cosa parlano con i paseggeri, se vanno veloce o piano, se socializzano o no... 
credo che sia un lavoro al quanto solitario , così vario nonostante alcuni tratti di monotonia.. 

quante cose scoveranno nella notte.. girando per la città senza una meta precisa. 
già, proprio quello... un mestiere che è costituito da improvvisazioni , da sorprese... 

giovedì 24 marzo 2011

external italian view

Domenica mattina in un dormitorio studentesco di Ljubljana, mi sveglio e come da rituale consulto la pagina web della Repubblica.it, per sintonizzarmi con il mio paese d’origine.
Questo è ciò che leggo come primo articolo in prima pagina:

 “La maggioranza si rafforza giorno dopo giorno mentre le forze di opposizione non hanno leader, programmi, idee. Lo diciamo chiaramente: noi andiamo avanti e vinceremo la sfida della modernizzazione del nostro paese, lo faremo grazie ai nostri valori e all'entusiasmo di tanti giovani che, come Voi, vogliono un'Italia più libera. Sento il Vostro sostegno e il Vostro affetto. Per questo Vi ringrazio, Vi invio il mio più cordiale saluto e Vi auguro di realizzare tutti i sogni e i progetti che avete nella mente e nel cuore".

Esplodo, decido che è il momento di mettere per iscritto le mie sensazioni di “studente in trasferta all’estero da ormai 3 anni”. Il problema dell’Italia? La comunicazione: mancanza di dati ed esagerazione di opinioni. Mi è difficile, o praticamente impossibile restare informata su ciò che accade nel mio paese in modo oggettivo, leggendo l’informazione e basta. I giornali, i telegiornali, i programmi televisivi, sono costruiti attorno ad INTERVENTI.
Interventi di politici, di gente dello spettacolo. A volte è presente anche l’opinione della gente “comune” è vero, ma avviene normalmente per investigare sul modo in cui hanno approfittato dei saldi, o quale aereo hanno perso durante uno sciopero. Quello che manca a mio parere è una IMPARZIALE analisi di un avvenimento, che riporti, racconti le effettive conseguenze di una determinata azione-scelta, che faccia le dovute interviste a chi effettivamente è coinvolto nel cambiamento, non banalmente un tour di opinioni a politici di tutti gli schieramenti, che si presentano con il sorriso, giacca e cravatta e una frase pronta in “politichese” che il più delle volte non comunica niente a chi la riceve .

Le ricerche dell’Osservatorio Europeo sulla sicurezza e l’Osservatorio di Pavia hanno presentato una griglia con le percentuale di spazio dedicato ai diversi argomenti dai telegiornali dell’Unione Europea. Come precisa Giovanna Cavalieri nel suo articolo intitolato Inchiesta europea: Tg1 maglia nera dei telegiornali dell’Unione, lo studio è stato fatto prima dell’apparizione del telegiornale della La 7, diretto da Mentana.

I dati che si scoprono sono a dir poco scioccanti e danno molto su cui riflettere. Per citarne alcuni: la percentuale dei racconti sui “disagi della quotidianità” in Italia non supera l’8,2 %, mentre in Germania risulta essere più del doppio, 16,9%, in Francia e Gran Bretagna 17%, in Spagna addirittura 19,2%, chiara dimostrazione che l’intenzione dei media italiani è quella di non allarmare i cittadini ma far credere che ogni cosa funziona al meglio.

Questa è anche la mia impressione personale ogni volta che torno in Italia e guardo la televisione: tutte le questioni che navigando in internet appaiono preoccupanti e che mettono in allarme su ogni fronte, dalle questioni di politica interna, estera, condizione ambientale e scolastica, i servizi offerti dal più potente canale di informazione del nostro Paese spesso non vengono neanche menzionati. Come previsto invece l’Italia si guadagna il primo posto per lo spazio dedicato alle “frivolezze” con un esclusivo 12,8%, che fa alzare la media europea a un tasso di 5,30%, ma che vede  al secondo posto la Spagna con un misero 5,9%, e decisamente più in basso la Francia con 3%, il Regno Unito con 2,7% e la Germania con 1,9%.
 Informazioni che fanno quasi spavento. Per non parlare poi del clima di terrore che viene a crearsi nel nostro paese su questioni che riguardano la cronaca nera: l’Italia è di nuovo prima sfiorando il 12%, mentre la Germania non supera un modestissimo 1,5 %, l’Inghilterra 7,6% , la Francia 4,2% e la Spagna 4,5%. L’allarmismo italiano per la criminalità provoca così un “lecito” consenso alle proposte di “ronde” e la necessità di avere assicurata la SICUREZZA necessaria per continuare a vivere nel nostro mondo idilliaco. Ho trovato inoltre esorbitante leggere sempre sull’articolo di Giovanna Cavalieri : Il telegiornale tedesco della sera, per esempio mette in fila gli avvenimenti principali «nella considerazione degli interessi e dei problemi della popolazione». Nessun spettacolo. Proibito usare aggettivi. Figuriamoci le cronache con le parolacce. «L’obbligo é spiegare cosa succede senza nascondere i numeri sgraditi all’ufficialità». Sono sicura che gli abitué del Tg4 di Emilio Fede abbiano una concezione di “imparzialità” al quanto discostata dalla realtà. Per ultimo un dato che dimostra la riflessione fatta prima sul modo di presentare le questioni della politica interna : lo spazio dedicato dai media italiani fa vincere ancora il primo posto sulla media europea, con un 18,2%. Il distacco dagli altri paesi non è così rilevante come per gli altri argomenti, però si ha comunque la Spagna con la metà della percentuale italiana, 9,1%, poi la Francia con 11,8%, Gran Bretagna con 15% e la Germania a 15,4%.

La domanda che mi attanaglia è questa: come fanno gli italiani ad accettare un simile controllo dell’informazione? Non siamo stupidi, la gente ha sempre più la possibilità di rendersi conto di ciò che avviene attorno a noi, le notizie girano, si viaggia, i giovani vanno a studiare e a vivere in altri paesi. Perchè si ha la sensazione che invece queste percentuali invece di cambiare in meglio vadano verso direzioni sempre più disastrose? (vedi l’involuzione del Tg1).
 Come si può permettere un simile linguaggio, un uso di termini senza controllo, se ormai è ben risaputo che un gran numero di italiani lascia la televisione accesa praticamente tutto il giorno, “per farsi compagnia” come ammettono le persone anziane. Non è difficile capire che una notizia, anche se infondata, ma che riempie le orecchie di chiunque si sintonizzi sulla Rai o su Mediaset in tempo zero venga assimilata come vera.  E come è possibile che un giornale come La Repubblica, in data 27 febbraio 2011, come primo titolo della prima notizia lancia il link per ascoltare il discorso d Berlusconi che ha fatto al Congresso dei Cristiani Riformisti, dove parla della sua infanzia salesiana, del suo valore della famiglia, a neanche una settimana dagli scandali che l’hanno condannato a subire un processo per prostituzione?!
 Ma scherziamo? Ha ragione Charlie Broker, il conduttore della trasmissione 10 O’Clock Live della tv inglese Channel, a fare della comicità sul nostro paese, come dargli torto. Ma come studentessa italiana, dopo aver passato tre anni all’estero in tre paesi europei differenti, sono stufa e scioccata  nel trovarmi ogni volta dopo aver detto da dove vengo a sentirmi derisa e presa in giro, o ancor peggio essere guardata con aria interrogativa. Significative sono state le parole di un ragazzo sloveno che un paio di giorni fa quando gli ho detto la mia nazionalità ha commentato: “Ah sì italiana! Posso chiederti una cosa, che mi incuriosisce moltissimo? Cosa provi nei confronti di Berlusconi? Com’è essere italiana? Come lo vivi il fatto di provenire da una realtà dove la persona al governo riesce a fare tutto quello che vuole, controlla mezzi di comunicazione, cambia le leggi a suo favore, fa discorsi vuoti ma scenicamente coinvolgenti. Come fate voi italiani a non rendervi conto di star vivendo in un video games, in cui ogni vostro movimento è controllato e coordinato dall’alto?”.

Molto devo ai miei studi di antropologia, che sono utili per permettermi di allargare l’orizzonte di veduta su ogni notizia che leggo e fatto che prendo in analisi. Questa disciplina che si occupa di “studiare l’uomo”, ha come teoria principale l’idea che se qualcosa è guardato “da fuori” offre più punti di riflessioni e di poterlo osservarlo a 360 gradi. Inoltre i miei soggiorni all’estero per studio, prima alla facoltà di Antropologia dell’Università di Lyon, Francia, poi all’Universitad Autonoma di Barcellona, Spagna e ora all’University of Ethnology di Ljubljana, Slovenia, hanno fatto evolvere il mio sentimento e attaccamento verso il mio paese d’origine. Se prima volevo andarmene  perchè sicura di non poter trovare opportunità e libertà di espressione in Italia, ora voglio impegnarmi a capirla a fondo, per trovare degne spiegazioni.

Perchè il motivo principale del nostro paese non è ne Berlusconi, ne il berlusconismo in sé, ma è la necessità di avere personalità di potere, in ogni ambito. E se fosse perchè in Italia la concezione di potere e di gerarchia sia diversa rispetto ad altri paesi? Io come studentessa universitaria dopo un numero esaustivo di paragoni, metto sullo stesso piano il sistema politico e il sistema educativo italiano. Il Spagna per rivolgersi ad un professore gli si dà del “tu”. Ciò spinge quindi ad un rapporto più aperto e sullo stesso piano tra studenti e professori, che porta a discussioni e utili confronti. Mentre in Italia per quello che ho percepito io, la distanza tra “piano alto” e “piano basso” è presente ed è inculcata nella mente degli studenti. Il professore non è visto come fonte di sapere, che può essere consultato e che può esserci d’aiuto, ma come possessore di tutte le verità e da disturbare il meno possibile. Basti pensare alle ore di coda che bisogna fare per andare a parlare ad un docente nelle sue “ore di ricevimento”, mentre in altri stati come Spagna e Francia ci si mette d’accordo privatamente con il professore per accordare un momento del suo tempo dedicato espressamente al determinato studente. 

Un’altra caratteristica dell’università che a mio parere è riscontrabile anche nel mondo della politica è rappresentato dal loro sistema elitario. In Francia per frequentare l’università lo studente paga un massimo di 300 euro d’iscrizione. Inoltre un pasto completo alla mensa per tutte le fasce di reddito è di 2,80 euro. In Slovenia frequentare l’università è un servizio gratuito, un posto letto in un collegio è disponibile per tutti ed ha un costo che varia dai 50 ai 100 euro mensili, la “student card” permette di usufruire di sconti nei trasporti, e di mangiare pranzo e cena nei ristoranti di tutta la città alla metà del prezzo normale (con menu studenti che si aggirano tra 0,80 centesimi ad un massimo di 3 euro). In Francia e in Slovenia sono presenti nelle strutture universitarie anche dei dottori, psicologi, ginecologi e dentisti a disposizione degli studenti, a titolo gratuito.

Queste informazioni fanno capire che essere studenti in questi paesi vuole dire essere privilegiati su molti versanti, ma non per questo se la si prende “comoda”. La percentuale di coloro che è fuori corso è minima, esattamente quanto lo è incontrare studenti “in corso” a Palazzo nuovo, dove la famiglia paga fino a 2000 euro all’anno per le tasse universitarie, dove ci sono sconti solo per chi proviene da una famiglia a basso reddito e dove gli appartamenti hanno gli stessi prezzi che a Lyon, dove però il salario minimo è di 200 euro in più rispetto a quello italiano. Per concludere quindi l’università in Italia è vista come una scelta riservata “a pochi”, rispetto ad altri paesi europei, perchè il livello economico richiesto è molto più alto e non sono presenti agevolazioni significative. Se si prende in considerazione il fatto che molti italiani basano la loro informazione sul media televisivo unicamente italiano, che son condizionati nel loro percorso di studio da una concezione gerarchica del potere invece e in aggiunta che solo chi ha effettuato studi universitari accede a cariche politiche, si possono trovare alcune spiegazioni allo stato attuale del nostro paese.

sabato 26 febbraio 2011

italianka in ljubljana

Guardo i video dei massacri in libia e delle fosse comuni che scavano sulle spiagge... mi accorgo leggendo il Le monde.fr che le notizie sono diverse, danno dati più concreti della percentuale di territorio  che inizia ora ad essere controllato dall’opposizione.
Dicono anche che i morti sono 620, mentre la repubblica scrive a caratteri cubitali “più di 10 mila morti e 50 mila feriti”.
Quanto sono diverse le informazioni che ci arrivano, quanto sono relative...
Comunque sia..il mondo continua a muoversi, la terra a girare su se stessa, e attorno al sole... i potenti ad ingannare, la gente a sfogarsi, chi inizia a non sopportare più la situazione e si ribella... altri continuano ad osservare e altri ancora a vivere la propria vita come se niente fosse.
Io non so bene in che categoria mi inserirei, ma sono qui, con il proposito di parlarvi di me, ancora una volta.
Sono a Ljubljana.
Sono al procinto della mia terza esperienza all’estero, nel giro di questi ultimi tre anni.
Ho notato oggi che ho fatto un escalation verso il meno caro, dalla francia all’Italia, poi alla Spagna per poi arrivare ora alla Slovenia.
Lo so che non è la prima cosa da dire, ma mi è uscita così questa idea..
Comunque... wow.
La mia avventura è incominciata alla stazione di Venezia Mestre.
Raggiungo la stazione degli autobus lì vicino, e mi dicono che devo andare di fronte alla stazione, dove partono i bus per la slovenia.. vado, cerco qualche cartello, ma niente. 
Allora chied all’ufficio informazioni della stazione e mi dicono “a si, so che ci sono bus per la slovenia, esci fuori e lo troverai!” . allora esco, cerco... niente... aspetto, chiedo a due signore anziane, che mi dicono di star tranquilla che arriverà... il tempo passa, finché non fermo due ragazzi giovani che non sembrano parlare italiano ... improvvisamente mi prendono le valige,e iniziano a correre! Dopo un piccolo momento di panico capisco che stanno inseguendo un mini bus che stava partendo... e non riusciamo a fermarlo. Ma un uomo grande e grosso, in cappotto nero che non parla nè inglese nè italiano, ci chiede dove voglio andare, e al sentire “ljubljana” mi fa segno di salire sul piccolo van e mi carica le valige. Voilà ... mi ritrovo in questa grande macchina con tre donne slovene, tra cui una che scoprirò più tardi parla italiano...
Parto, senza essere sicura di andare veramente a Ljubljana, niente fa della macchina in cui sono un “mezzo di trasporto comune” ... attraversiamo la campagna, nei miei film mentali mi vedo confiscata in un garage con attorno a me gente che parla solo sloveno, e che ride ... come mai hai scelto la slovenia per andare a studiare? Vedi che fidarsi dell’istinto a volte inganna e sorprende?
Be, ammetto che antropologicamente parlando non sono assolutamente i migliori pensieri da avere appena si entra in contatto con un’ altra cultura... ma spesso i pensieri si creano senza che noi possiamo fare troppa resistenza, ancorandosi ai pregiudizi .. poi credo che sia anche il clima di terrore che mettono i media italiani su questi punti, ragazza violentata di qua, sequestro di là, analisi, moventi, interviste.. si ha così l’impressione di poter vivere una trama da film come protagonisti da un momento all’altro...

Bref, alla fine arrivo a ljubljana, dopo solo 2 ore e mezzo d viaggio e 25 euro di ticket...
C’è il sole, l’aria è pungente. E io mi ritrovo davanti alla stazione, con le mie due valige, il mio cappello e guanti mai usati nel mite inverno barcelonese.
E ora?!
Prima di attivarmi, mi fermo a pensare ai primi momenti nelle nuove città.. a lyon ho l’immagine di me con il mio grande zaino che guardo la macchina dei miei genitori partire, e le lacrime scendere involontariamente. Barcelona quando alle 5 del mattino camminavo per calle disputacion in attesa del risveglio di Noemi, che mi ha ospitato senza nemmeno conoscermi. E ora lì ...
La differenza più grande di Ljubljana rispetto alle esperienze passate consiste nel fatto che qui non ci avevo mai messo piede. Non conoscevo nulla di questa città, poche volte me l’ero immaginata.

Le prime impressioni sono state: il freddo, il numero di gente che camminava con cibo del mc donald in mano (può darsi perchè effettivamente ero attaccata ad un mcdonald) , giovani in stile punk o molto shanti, l’altezza delle persone, quei pochi che fumavano gettavano il mozzicone nello spazio apposito nelle spazzature.
Dopo esser rimasta un po’ all’aria aperta.. ad osservare la gente, l’architettura, le macchine, le insegne, al momento in cui mi sono resa conto che il freddo può arrivare anche a congelare la mente tanto ti pone in a lazy mood, ho ancora fatto in tempo a chiamare Roc, l’amico di sandi che gli aveva promesso che si sarebbe preso cura di me J.
Avere delle persone di riferimento quando si arriva in un paese sconosciuto da una sicurezza incredibile.   
Anche se queste persone di riferimento non le hai mai viste prima! 
Rok arriva dopo una mezz’oretta, il tempo necessario per svegliarsi, rendersi conto di esser in un duro hangover e tentare di non darlo troppo a vedere. Passo così il mio primo pomeriggio in zona slovena a casa del migliore amico di Sandi, a parlare degli standard sociali che si usano tra persone che non si conoscono ma si trovano in una situazione come la nostra ..e a bere succo di frutta in polvere, prima bevanda provata in slovenia ( e “putroppo” l’unica incontrata analcolicaJ ) .

Grazie al suo aiuto trovo il dormitorio con la camera riservata su internet... ora sono qui a scrivere, alla scrivania della mia stanza che condivido con una ragazza slovena. 
Non la conosco ancora molto, ed ora è rientrata a casa dai suoi genitori, che abitano a capo d’istria, a circa 2 ore e mezzo da qui. Torna ogni weekend, come quasi tutti gi studenti qui... vedremo quanti ne rimarranno...
C’è qualcuno che suona il piano, posso vederlo dalla mia finestra, di schiena... il suono è così piacevole e così tremendamente malinconico... C’è il sole, da quando sono arrivata.
Ma fa un freddo terribile. Se a mezzogiorno ci sono -4 gradi, vi faccio immaginare il resto della giornata e della notte!

Ho finalmene trovato una spiegazione alla questione che più mi attanagliato in questi giorni: ovvero il rapporto spazio-tempo concepito dagli sloveni. Per esempio se chiedi a qualcuno qui quanto ci si impiega per andare in quel posto, ti diranno “7 minuti, o 25 minuti”. Queste risposte così precise fanno quindi pensare che effettivamente siano precisissimi, diversamente dall’abitudine che abbiamo in italia di dire “5 minuti” arrotondando sempre.
Però no! Ho imparato, già in questi pochi giorni, che in realtà occorre sempre calcolare il doppio di quello che loro ti dicono... e questo perchè... perchè camminano terribilmente veloci tutti!!! Le spiegazioni possono apparire ovvie : sono in media altissimi, quindi le gambe hanno un diametro non indifferente, e sfidare il freddo con la velocità è la soluzione che provoca più calore nel corpo e che ti riduce il tempo da passar fuori.

Oltre al nome così originale e affascinante, Ljubljana,  che da l'idea che una volta imparato a scriverlo nel modo corretto si abbia già fatto il passo più difficile per conoscerla, questa città ha di curioso la dimensione.
Ovviamente non l’ho ancora vista tutta, ma il centro è small small, il mio dormitorio si trova nella zona sud, dove le stradine assomigliano un po’ a quelle di un paesino come potrebbe essere Beinette, con casette piccoline e carine una di fianco all’altra, garage con le macchine parcheggiate davanti, giardinieri che tagliano i rametti degli alberi, muratori che rifanno il tetto, il vecchietto che esce con il cane e la casalinga che stira le tende.

Qui vicino passa una delle strade principali di ljubljana che è chiamata Tržaška cesta perchè porta verso Trieste.. li c’è un grandissimo centro commerciale, e che ha a due passi uno spazio verde immenso con cavalli che circolano liberamente ...
Ecco esempi di stranezze e curiosità che questa città inizia a regalarmi...

Ci sarebbero molte altre cose da raccontare, ma non so fino a che punto possano interessare chi legge, quindi so che il tempo è denaro e anche che non sono ancora in grado di dare opinioni troppo fondate .. .è ancora presto.
Comunque sia sono felice, davvero contenta di essere qui, di nuovo messa alla prova, di nuovo in cerca di relazioni umane e punti fissi che mi possano guidare in questo nuovo viaggio.

Sono entisiasta, ance se mi mancano incredibilmente Barcelona, e Cuneo ... mi sento sempre di più divisa in piccoli pezzi, Ne lascio un po' di me in ogni luogo .. come una sorta di Pollicino ... e a volte questo mi provoca un senso di perdita, di confusione.. ma mi ripeto che ne vle la pena. Ne vale assolutamente la pena. è l'unica via che vedo ora come ora adatta a me... anche se ogni volta è più dura di quella precedente.  Ma anche più eccitante e controllabile. 

Mi fa strano di essere in un paese dove la lingua che si parla è davvero incomprensibile.. è la prima volta che mi accade ...  due giorni fa Roc è passato a prendere me e Maria Betania che rientravamo da lezione e abbiamo passato l’intero pomeriggio a bere birra e giocare a biliardo con ragazzi sloveni. Ascoltandoli parlare avevo l’impressione che stessero scherzando, che non fosse possibile che si trattasse davvero di comunicazione, talmente è lontana dai suoni ai quali sono abituata.
Per ora la sola parola che riesco a ricordare è Italianka, mi serve per capire se qualcuno parla di me J.

La gente qui è gentilissima, e soprattutto tutto sembra essere organizzatissimo, dagli international point, a tutto il sistema econonomico che ruota attorno agli studenti.
Con la carta studenti qui passeggi dappertutto su un tappeto rosso : i pasti costano tra 1 e 2 euro, la sim card regala credito gratis, i trasporti hanno offerte eccezionali. Insomma ... wow.
In più essendo una città universitaria a quanto pare ci sono eventi tutte le sere ...
Io per ora ho passato una serata in casa con sloveni a bere il liquido più potente che abbia mai assaggiato, l’alcool serbo, e ieri sera tipica serata erasmus con francesi e tedeschi.
Anche qui c’è il triste rischio di trovarsi nelle tipiche feste erasmus in cui la percentuale di ormoni infuocati raggiunge cifre galattiche, la musica è quella che ascoltano i protagonisti di natale a miami e la mia sensazione  è quella di sentirmi un pesce fuor d’acqua.
Ma sono sempre luoghi interessanti dove “studiare” comportamenti umani ...

Ma in un batter d'occhio sono riuscita a trovare il posto a mia misura.. il metelkova! 
è una specie di squot con un sacco di piccole casettine, una con ambiente, musica e gente diversa... stupendo davvero.. 
Voilì voilù ... eccomi qui in slovenia sul serio ... pronta a osservare, indagare, scoprire e vivere..


martedì 23 novembre 2010

antropologia di me stessa

è notte.
e io mi perdo in rete, in testi di antropologia, in critiche, definizioni, esempi, racconti.
leggo ..e nel mentre non riesco a smettere di pensare.
penso alle persone che hanno scritto quei testi, ai testi che a loro volta hanno letto, a come le loro idee si sono formate, quanto pesa in questo processo la formazione che hanno ricevuto, quanto la vita che hanno vissuto, quali gli interessi che hanno potuto coltivare, chi sono le persone che hanno incontrato, quali sono stati i discorsi che hanno fatto ...
penso anche a cosa potranno servire a me queste letture, le idee che diventano a questo punto concetti da imparare, teorie da memorizzare e da utilizzare quando ne avrò bisogno ...
e quando ne avrò bisogno? quando dovrò a mia volta scrivere delle cose, trovare esempi, formulare teorie... e a questo punto le teorie saranno davvero mie?  e su quali argomenti mi concentrerò?
quanta è vasta l'antropologia? quanto tutto diventa infinito se iniziamo a prenderlo come oggetto dei nostri pensieri, dei nostri dubbi, delle nostre riflessioni?

tutte queste domande possono in qualche modo riassumere il periodo che sto vivendo...

alla ricerca di qualcosa, di risposte, di scelte. Una continua analisi, di ciò che incontro, di ciò che penso.
Come se guardassi al trovar un po' di stabilità .. il che è contraddittorio rispetto a tutto quello che finora ho scelto. Sono a metà del periodo che mi è stato assegnato a Barcelona. Si hanno sempre troppe cose in testa quando si è a metà.

Un' altra motivazione potrebbe essere che sono alla continua ed estenuante ricerca di un argomento della mia tesi, che potrebbe essere legato ad una prossima scelta futura, alla quale ne seguiranno altre , sempre legate tra loro. Tutto ciò mi impedisce di concentrarmi su una singola cosa, come quando leggo un testo.
Così il pensiero di una scelta importante, mi ricorda che non influenzerà solo una scelta di carriera, ma anche di vita...
tornerò mai in Italia? O ora che ho spiccato il volo non mi sazierò mai?
è normale a tratti, per intervallare o incasinare ancora di più le spirali che ho nella testa, provare una fortissima malinconia?
Malinconia della mia famiglia, della casa in cui sono cresciuta, dei posti di sempre, della gente di sempre ...
a volte insieme a questa sensazione forte di mancanza, mi faccio prendere da un terribile senso di colpa, che accompagna quello di totale perdita della cognizione.
Che cosa in realtà conta nella nostra vita? La ricerca inesauribile di altro, di nuovo, di incomprensibile, oppure la dedizione a ciò che abbiamo costruito con il tempo, con tutto noi stessi?
tutto arricchisce ... e forse lo stanno facendo anche tutte queste domande che mi sto ponendo in questo periodo..
Sento di star maturando molto, ma non in senso elogiativo, ma esattamente come fa un frutto, che cambia colore, cambia di consistenza ... senza necessariamente stabilire se lo stato (colore, consistenza, gusto) nuovo sia migliore di quello precedente.

e tutto sommato mi piace questa fase.